Umanesimo digitale e pedagogia

Nel nostro Paese si assiste da alcuni anni ad un dibattito che interroga la dimensione del digitale e delle tecnologie ineducazione, rievocando antichi conflitti, come ad esempio la contrapposizione tardo gentiliana tra cultura umanistica e scientifica, quasi che i due mondi non possano tessere dialoghi tra loro.

E mentre quella che potremmo definire una vera e propria filosofia dell’educazione, la STEAM, sta costruendo un ponte tra le due culture e tra le discipline, il digitale rimane sullo sfondo come problema pedagogico aperto.

Spesso si assiste al proliferare di posizioni di coloro che ritengono l’utilizzo del digitale a scuola e nei contesti educativi come una sorta di cieca adesione alle tecnologie, dall’altra esiste un “partito” del digitale a tutti i costi che non riesce a rendere giustizia al vero apporto pedagogico delle tecnologie.

Come al solito una posizione ponderata e supportata da dati e riflessioni può aiutare a trovare una mediazione sensata all’interno di un dibattito che rischia di essere riduttivo. Una posizione attenta alle esigenze della tecnica e a quelle degli uomini, che si distingue dalle visioni apocalittiche, perché confida nella ragione umana, e da quelle tecno-entusiastiche, perché riconosce i limiti della tecnologia digitale.

«Ci troviamo nel periodo di passaggio dall’era delle cose all’era delle non-cose. Non sono gli oggetti, bensì le informazioni a predisporre il mondo in cui viviamo.» Secondo il filosofo tedesco di origini sudcoreane Byung Chul Han, «le cose sono i punti fermi dell’esistenza».1Ora, in pedagogia le informazioni digitali devono necessariamente essere mediate dalle relazioni, le cose sono le relazioni.

L’Umanesimo digitale

Il tema del digitale e delle dimensioni che attraversa contiene prima di tutto implicazioni antropologiche che devono interrogare sulla dimensione profonda dell’essere digitale, così come già esiste una cornice culturale di fondo che si richiama all’umanesimo digitale, che definisce il rapporto tra uomo e macchina e sottolinea l’unicità dell’uomo, sottolineando che il ruolo della tecnologia sia quello di aiutarlo ad ampliare le sue capacità.

Un termine dalla radice tanto forte e unica non è stato scelto a caso. Umanesimo Digitale significa rapportarsi alle innovazioni tecnologiche, passate e presenti, come l’Umanesimo rinascimentale ha fatto con l’arte, la storia e il pensiero del tempo.

L’Umanesimo quattrocentesco riportò l’essere umano al centro del mondo, della natura e della storia. Oggi dobbiamo guardare alla tecnologia come al “mondo” a cui si riferiva l’Umanesimo rinascimentale, porre l’uomo al centro della dimensione digitale.

La relazione educativa nella dimensione digitale

Per interpretare la categoria del digitale è necessario partire dalla definizione semantica e di senso del soggetto educante digitale da un punto di vista filosofico, che sottende sempre la dimensione pedagogica, con una particolare attenzione agli attori sociali deputati all’utilizzo del digital: dirigenti scolastici, docenti, educatori e ragazzi, nei contesti scolastici ed extrascolastici. E’ lecito ritenere ”che dalla scuola alla politica vada posto un problema di sostenibilità a lungo termine. Le future tecnologie, che contribuiscono a far evolvere soprattutto l’intelligenza e la computazione, dovranno essere analizzate e studiate molto approfonditamente per conoscerne i rischi sin dall’inizio”.

Quale essere umano si può ipotizzare nell’utilizzo del digitale, quali identità vanno a formarsi, cosa significa utilizzare strumenti digitali al cospetto della tradizione analogica e infine quali sono le risorse e i rischi di tale utilizzo?

Queste sono solo alcune questioni pregnanti che interessano la dimensione del digitale ineducazione, un ambito specifico nel momento in cui vi è un’intenzionalità pedagogica di fondo nel pensare e nell’agire educativo degli addetti ai lavori. In educazione la componente etica è ineludibile e va continuamente interrogata ed alimentata con visioni di prospettiva.

E’ chiaro che anche nella dimensione digitale in educazione la centralità dell’interazione deve essere rivestita dalla relazione, per evitare lo scenario prefigurato dallo psicanalista Zoja, quando afferma che “è tempo di dirci apertamente che è scomparso anche il prossimo. I tempi seguenti alla morte di Dio sono stati detti a volte post teologici. Per quelli attuali non si è ancora trovato un nome. Una sgradita possibilità sarebbe post-umano”. Chiedersi perché si utilizzano alcuni strumenti digitali, interrogarsi sul senso profondo dell’azione educativa e didattica, capire quali sono gli elementi fondativi della persona che utilizza il digitale dovrebbero sempre costituire una cornice di sfondo per gli interventi di carattere educativo.

Ad esempio, Il tempo pandemico ha di fatto “costretto” migliaia di docenti a formarsi e a reinventarsi nelle pratiche didattiche attraverso un utilizzo massiccio del digitale e dei suoi strumenti. Ciò, se da un lato ha sicuramente contribuito a generare una sorta di rigenerazione formativa del corpo docenti, dall’altra non sempre è stato accompagnato da una lettura attenta e profonda del fenomeno.

Prima della vera e propria tech urge una riflessione aiutata da coloro che sanno interpretare il contemporaneo in chiave etica, considerando l’umano il valore primo e generativo di ogni possibile azione. Non a caso sempre di più le grandi aziende cercano profili professionali tra i laureati in filosofia, convinti che vi sia bisogno di saper gestire le cosiddette life skills delle persone e dei gruppi.

E’ quindi necessario affidarsi a persone con le competenze intellettuali necessarie a integrare informazioni all’interno del paradigma della complessità che abita il contemporaneo, profili che siano in grado di interpretare le trasformazioni sociali.

La necessità di figure professionali di questo tipo, in grado di abbinare a una solida preparazione specialistica la capacità di muoversi trasversalmente, è presente in settori come quello economico, giuridico, sociale.

La paura del digitale e dell’intelligenza artificiale che è diffusa tra coloro che prevedono scenari apocalittici può essere rinfrancata dalla valorizzazione del valore dell’umano come categoria in grado di costruire una dimensione positiva della tecnologia.

Etica dell’algoritmo

Insegnare il valore etico di un click nell’interazione sui social network, consentire a un alunno in condizioni di svantaggio sociale di percepirsi sullo stesso piano di altri soggetti attraverso l’utilizzo di un’app grafica, progettare scenari trasformativi in ambito scolastico che abbiano una ricaduta sui territori: sono solo alcune delle sfide educative che la dimensione del digitale può favorire se accompagnata da un background culturale consapevole ed eticamente fondato.

Come suggerisce il filosofo Harari “se l’autorità passa dagli esseri umani agli algoritmi, non possiamo più vedere il mondo come un luogo dove individui autonomi lottano per fare scelte giuste”.

La filosofia dell’approccio etico del soggetto educante e l’interazione con il soggetto ineducazione possono rivelarsi dispositivi pedagogici potenti contro l’a-soggettività dell’algoritmo. Proprio l’educazione e la pedagogia possono rivestire un ruolo importante nel processo di ri-significazione del presente, in quanto discipline autentiche e intenzionali, in grado di costruire orizzonti di senso.

Referenze

  1. Byung Chul Han, Le non cose, Einaudi, 2022, pag.37
  2. Roberto Cingolani, L’altra specie, Il mulino, 2019, pag.131
  3. Luigi Zoja, La morte del prossimo, Einaudi, 2009, pag.6
  4. Yuval Noah Harari, 21 lezioni per il xxi° secolo, Bompiani,2019, pag.92

 

Bibliografia

Byung Chul Han, Le non cose, Torino, Einaudi, 2022

Nicholas Agar, Non essere una macchina, come restare umani nell’era digitale, Roma, Luiss University press, 2020

Julian Rida-Lumelin e Nathalie Wadenfeld, Umanesimo digitale. Un’etica per l’epoca dell’Intelligenza Artificiale, Milano, Franco Angeli, 2019

Vittorino Andreoli, La vita digitale, Milano, Rizzoli, 2007

A cura di A.F. De Toni, R. Masiero, S.Tagliagambe, Per un manifesto del digitale nella scuola,Milano, Mimesis, 2022

Yuval Noah Harari, 21 lezioni per il xxi°secolo, Milano, Bompiani,2019

Giuseppe Riva, Nativi digitali: crescere e apprendere nel mondo dei nuovi media, Bologna, Il Mulino, 2014

Gary Chapman, Arlene Pellicane, Generazione touch : come educare i figli allo sviluppo delle relazioni sociali nell’era digitale, Milano, Hoepli, 2016

A cura di Pasta e Rivoltella, “Crescere onlife. L’Educazione civica digitale progettata da 74 insegnanti”, Scholè, 2022

Pier Cesare Rivoltella, Le virtù del digitale. Per un’etica dei media”, Brescia, Morcelliana, 2015

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