La Cattedra Inclusiva

Le sfide educative tra inclusione, isolazione, sostegno e innovazione. Una proposta di legge per tornare davvero alla logica della legge 517/1977 e alla dimensione comunitaria dell’inclusione.

Da alcuni mesi alcuni esperti, studiosi, e uomini e donne di scuola stanno ragionando attorno ad una deriva sempre più evidente nel mondo scolastico legata a temi quali inclusione, disabilità, sostegno.

Ho la gioia e l’onore di conoscere e frequentare alcuni di questi studiosi e in particolare Raffaele Iosa (maestro, direttore didattico, ispettore ministeriale, uno tra i redattori della legge sull’autonomia scolastica – DPR 275/1999 – e coordinatore dell’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica presso il Ministero della Pubblica Istruzione) e Massimo Nutini (già dirigente al Comune di Prato, esperto in legislazione scolastica e degli enti locali, collaboratore dell’ ANCI, la persona che mi ha aiutato da sempre a collocare il ruolo della scuola dentro la comunità locale).

Ma di questo gruppo fanno parte anche Dario Janes (ordinario di Pedagogia dell’inclusione alla Facoltà di Scienze della Formazione della Libera Università di Bolzano-Bozen e co-fondatore del Centro Studi Erickson di Trento), Paolo Fasce (dirigente scolastico dell’istituto Nautico San Giorgio di Genova e grande esperto di inclusione) e diversi altri e altre esperti/e e docenti.

Dall’esplosione della grande malattia

Il punto di partenza del ragionamento è ben rappresentato da un testo di Raffaele Iosa che qui in parte riporto:

Partiamo in primis dagli alunni e studenti con disabilità presenti nell’anno scolastico 22/23. Sono ben 338.000 dalla scuola dell’infanzia alle superiori. Ben il 7% in più in un anno scolastico. Per la prima volta nella storia dell’inclusione superiore al 4% della popolazione scolastica. Questo aumento appare ancora più grave se si vede la progressione decennio per decennio da inizio secolo ad oggi. Vediamo gli anni “critici” e la loro progressione.

  • a.s. 2000/2001 alunni/studenti: 126.000 (1.3% popolazione scolastica)
  • a.s. 2010/2011 alunni/studenti: 208.520 (2.3% popolazione scolastica) + 165% dei certificati
  • a.s. 2022/2023 alunni studenti: 338.000 (4.1% popolazione scolastica) + 300% dei certificati.

Dunque un primo dato clamoroso su cui riflettere: alunni e studenti con disabilità triplicati negli ultimi 20 anni. Un dato cui ho prestato attenzione da molto tempo e che ho chiamato in molti miei scritti “l’epoca della grande malattia”, cercando di comprendere le ragioni sociali, cliniche, antropologiche, di questa esplosione.  Un dato in continuo aumento per una perversa e poco studiata medicalizzazione dell’infanzia e dell’adolescenza. Domina il mito dell’eziologia genetica e (come spesso capita se non si hanno prove certe) dell’epigenetica. Dunque una colpa chimica e biologica, che frammenta l’umano in sintomi circoscritti, perdendone l’unitarietà olistica.

All’esplosione del sostegno e dei corsi TFA

Come conseguenza della “grande malattia” si è avuto un enorme aumento della richiesta di “sostegno” e quindi un enorme aumento di docenti di sostegno (nel 2020/21 erano circa 200.000) con conseguente creazione di corsi TFA da parte dell’università. Attualmente siamo all’VIII ciclo di TFA con ben 28.986 posti attivati nelle università italiane che ne traggono anche un grande giovamento dal punto di vista economico. In questi giorni è poi uscito il bando per il IX ciclo che prevede ben 32.317 posti con università che offrono persino 2500 posti (università Link Campus) con costi che variano da 2500 a 4000 euro.

L’idea separativa dell’inclusione: verso la grande isolazione

Tuttavia, se i posti di sostegno sono triplicati in pochi anni, nulla si è fatto per far crescere nell’intero sistema docente la consapevolezza comunitaria dell’inclusione.

Continua così Iosa:

Anzi, c’è di peggio: si è ormai consolidata l’idea che è l’insegnante di sostegno sia l’unica soluzione all’inclusione dei disabili, che tocca a lui/lei sapere e insieme saper fare, accompagnati da circa 70.000 educatori (laureati triennali in pedagogia) dipendenti da cooperative sociali pagati ben sotto i 9 euro/ora. Insomma l’inclusione attuale ha un altro nome mitico e affannosamente richiesto dalle famiglie: la cosiddetta copertura. Se non c’è la copertura di tutte le ore di frequenza scolastica la scuola rischia il tribunale, e soprattutto: se non c’è la copertura come fa il docente disciplinare a insegnare?

Sta dilagando nelle nostre scuole un modello duale di scolarità: si entra tutti dallo stesso portone, ma dove e con chi si fa scuola dipende dai certificati  e dalle diagnosi,  dalle aule h, dalle teorie dei tanti “tecnici” con soluzioni spicce  se un bambino mena i compagni o si fa la cacca addosso.
Come non vedere in questo mito della copertura l’inizio di un nuovo modello di “scolarità speciale”?
Una regressione triste  dall’esperienza di inclusione così aperta e coraggiosa nata negli anni 70. D’altra parte se tutti i bambini e ragazzi sono ormai un problema a sé, non è più comodo dividere gli insegnanti ancora di più per problema?
Infatti c’è di peggio. Anche nell’area della cd “dispersione”, nell’area dei cd NEET, nei diversi progetti del PNRR per migliorare la qualità degli esiti scolastici per tutti riducendo i fallimenti scolastici, emerge sempre di più un’idea separativa delle professioni: dai diversi tipi di tutor, ai progetti col volontariato sociale, ai santoni offerenti la ricetta salvifica.

Insomma, dalla azione per l’inclusione, che dalla rivoluzionaria legge 517 del 1977 in avanti ha caratterizzato la scuola italiana, alla sua negazione mediante settorializzazione e, appunto isolazione.

Per un’inclusione comunitaria: tutti si occupano di tutti

Nasce qui l’idea di proponenti la cattedra inclusiva per andare oltre un sistema doppio di operatori educativi: quelli detti del “curricolare” che si occupano dei normali, e quello degli “esperti coperti” che si occupano di sfigati, disabili, poveri, stranieri, e così via. Carriere separate e funzioni separate.

E presto persino classi separate, stando a quel che il ministro Valditara sta promettendo ad esempio per gli studenti immigrati con le cosiddette sezioni di potenziamento.

Ed ecco allora come Iosa presenta la proposta di Cattedra Inclusiva, con commoventi parole di passione democratica:

Dunque, è doveroso da parte di chi crede come me che la scuola è inclusiva se tiene tutti insieme traendo da tutte le diversità un valore, spetta a noi “inclusivi integrali” ribellarci a questa deriva. L’art. 3 della Costituzione ci chiede di “rimuovere gli ostacoli” e l’accomodamento ragionevole dell’ONU ci chiede appunto la ragionevolezza del fare comunità. La deriva che sta prendendo la scuola è invece dolorosamente sempre più isolante, di anno.  È necessaria una svolta radicale.
Per questo motivo, assieme ad un gruppo di amici senza alcun potere politico né professionale, brava gente che si è occupata di inclusione dagli anni 70, ho partecipato con gioia alla costruzione di un progetto radicale di ricostruzione della professionalità docente inclusiva che ha come struttura fondante una semplice ed essenziale regola: tutti gli insegnanti si occupano di tutti i loro alunni/studenti.

Perché la crisi dell’inclusione di cui qui scrivo e la diffusa isolazione con le coperture è conseguenza del totale abbandono dei docenti in genere alla formazione intensa e obbligatoria di una loro effettiva competenza inclusiva. Gran parte dei docenti italiani non ha alcuna competenza sostanziale sulle pratiche inclusive, sia che riguardino studenti con disabilità, sia tutte le altre categorie umane e sociali che rischiano la dispersione e l’abbandono.  L’abbiamo chiamata “cattedra inclusiva”, cioè capace di superare la dicotomia disciplinare versus sostegno, cioè una competenza strutturale necessaria per tutti e da diffondere oggi ben oltre la disabilità.

Ne è uscito perfino un disegno di legge. Sappiamo già che sarà molto difficile. Ma vogliamo seminare un pensiero radicale nuovo, partendo da quegli insegnanti e scuole che non si sono arrese alla delega ai sostegni solitari e agli esperti vari. In fondo la questione non riguarda la qualità educativa per una parte debole, ma tocca tutti i nostri bambini e ragazzi. Insomma non lo facciamo per bontà, ma per una questione di democrazia pedagogica reale. In una scuola in cui tutti siano utili agli altri. In cui crescendo insieme si diventa cittadini. Crescendo separati si diventa invece semplicemente e solo egoisti.  È dunque una questione pedagogica e insieme politica. Radicale, appunto, come fu negli anni 70 ai nostri giovanili inizi.

La cattedra inclusiva: la proposta di legge

Sul sito https://www.agenziaiura.it/cattedra-inclusiva/ si trovano tutti i materiali riferiti alla proposta di legge, alle motivazioni, a come sostenerla.

Il 9 aprile si è poi tenuto a Roma un importante convegno di confronto e discussione sulle esperienze esistenti e sulle prospettive future.

L’art. 1 della proposta di legge dice già tutto, in poche parole.

Si tratta di una rivoluzione. Ecco il testo:

Art. 1 comma 1.

1. Al fine di promuovere in ambito scolastico la valorizzazione delle differenze e delle potenzialità di ciascuno anche attraverso strategie organizzative volte a garantire la continuità educativa e didattica a favore di tutte le bambine e i bambini, le alunne e gli alunni, le studentesse e gli studenti, nel rispetto del principio di autodeterminazione e nella prospettiva di una migliore qualità della vita, a decorrere dal sesto anno scolastico successivo all’entrata in vigore della presente legge, nelle scuole di ogni ordine e grado tutti i docenti incaricati sui posti comuni effettuano una parte del loro orario con incarico su posto di sostegno, mentre tutti i docenti con incarico su posto di sostegno effettuano, anche nell’ambito dell’ampliamento dell’offerta formativa dell’istituto, una parte del loro orario su posto comune. Il presente comma non si applica ai docenti che abbiano raggiunto, al momento dell’entrata in vigore della presente legge, l’età anagrafica di anni sessanta o che abbiano maturato un’anzianità di servizio di ruolo e pre-ruolo superiore ai venticinque anni, fatta salva diversa richiesta da parte degli stessi.

Una rivoluzione ma non solo per il sostegno quanto piuttosto per l’intera scuola, l’intera didattica e la totalità degli insegnanti.

Una innovazione radicale e proprio per questo ogni giorno sempre più necessaria.

Link

  1. La proposta di legge e tutti i materiali connessi:
    https://www.agenziaiura.it/cattedra-inclusiva
  2. Articoli di Raffaele Iosa:
    https://www.gessetticolorati.it/dibattito/tag/iosa
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