In Italia circa un bambino su 3, tra i 6 e i 10 anni, usa lo smartphone tutti i giorni e il 62,3% dei preadolescenti (11-13 anni) ha almeno un account social. L’accesso al digitale avviene sempre prima, e aumentano anche i rischi connessi all’uso delle tecnologie: cyberbullismo, uso incontrollato dei social e scarsa consapevolezza online sono fenomeni sempre più diffusi tra adolescenti e giovani. Questo rende ancora più evidente la necessità di promuovere un accesso competente e sicuro alla rete. Per questo motivo, Save The Children ha lanciato una guida con consigli utili per genitori e adulti sull’educazione digitale, per accompagnare bambini e adolescenti all’uso sicuro e consapevole della rete e dei social.
Perché è importante investire nell’educazione digitale?
Il web, per le giovani generazioni deve essere uno spazio di crescita, di condivisione e di rispetto reciproco. Ogni bambino e bambina deve affrontare con consapevolezza sfide della rete e dei social, riconoscere rischi e opportunità, con competenze digitali, ma anche con spirito critico. È importante che gli adulti conoscano il mondo dei social e del web che utilizzano i giovanissimi. Ma spesso, come dimostrato anche dalla recente ricerca su Giovani e AI sono le giovani generazioni a conoscere meglio le nuove tecnologie rispetto a insegnanti e genitori.
La guida: essere genitori nell’era digitale
L’obiettivo della guida pratica “Essere genitori nell’era digitale”, che si può scaricare a questo link è accompagnare i bambini all’utilizzo positivo e sicuro delle nuove tecnologie.
La guida ha tanti consigli pratici, uno fra questi è di dare il buon esempio: “Inizia anche da te: bambini e bambine imparano dal nostro esempio, è importante che ti osservino utilizzare in modo positivo la tecnologia”. Un’altra indicazione utile è quella di dialogare con i propri figli su questi temi, di ascoltarli con fiducia, di informarsi e di verificare sempre come utilizzano la rete, indipendentemente dal loro grado di autonomia negli ambienti digitali. Altro punto chiave è quello di non avere paura di stabilire regole (temporanee) anche sulla condivisione delle attività e sui tempi di utilizzo.
Il vademecum è diviso per tre fasce d’età: 5 – 8 anni, 9 – 11 anni, 12-14 anni.
Dai 5 agli 8 anni – suggerisce Save the children – serve una presenza costante dei genitori, nell’accompagnare il figlio o della figlia nell’utilizzo della rete, offrire supporto, chiarire i dubbi e cogliere le opportunità.
Occorre stabilire regole chiare, su tempi e modi di utilizzo che siano coerenti con l’utilizzo in casa da parte degli adulti della rete e dei dispositivi, ed è necessario che sia l’adulto a scegliere quali attività online introdurre e quali no.
Altro consiglio utile è quello di parlare insieme al proprio figlio delle esperienze in rete (anche semplicemente raccontando i video più belli visti da tutta la famiglia), per far capire che la rete è un’esperienza di tutti e se ne può parlare sempre soprattutto quando si vive una situazione di disagio o preoccupazione.
Dai 9 agli 11 anni, aumenta l’interesse per i videogiochi e le prime interazioni via chat. In questa fase, la supervisione da parte dei genitori rimane fondamentale, soprattutto per quanto riguarda i contenuti dei giochi e le interazioni online. Uno strumento utile in questo contesto è il sistema PEGI, che indica l’età consigliata per l’uso dei videogiochi e segnala eventuali contenuti sensibili.
Con l’ingresso nell’adolescenza, tra i 12 e i 14 anni, i ragazzi iniziano a sperimentare in prima persona le dinamiche delle relazioni online. È l’età in cui si aprono i primi profili social e si inizia a utilizzare in modo più autonomo la messaggistica istantanea, spesso anche in assenza dell’età minima prevista. I giovani sentono il bisogno di sentirsi connessi al proprio gruppo di pari, ma allo stesso tempo possono trovarsi in situazioni di vulnerabilità. Per questo, è importante che i genitori si informino sulle condizioni d’uso delle piattaforme, che esplorino i social insieme ai propri figli e che incoraggino il confronto aperto su ogni esperienza, dubbio o problema che possa emergere. In questa fase, diventa anche essenziale introdurre il concetto di consenso nella condivisione dei dati e delle immagini, anche nelle conversazioni private, e discutere con i ragazzi dei confini tra ciò che è pubblico e ciò che deve restare privato. Un altro tema centrale è il benessere digitale: è necessario aiutare i ragazzi a gestire il tempo online, a fare pause regolari e a non utilizzare dispositivi nelle ore notturne. È importante anche spiegare loro che la vita online è solo una parte della realtà e che è normale sentirsi, talvolta, esclusi o sopraffatti.
Il ruolo della scuola
Accanto alla famiglia, anche la scuola svolge un ruolo cruciale nel promuovere un’educazione digitale efficace. Un’alleanza educativa tra insegnanti, genitori e studenti può rendere le esperienze digitali più sicure, serene e creative. Gli strumenti normativi già esistono: l’introduzione dell’educazione civica con la legge 92 del 2019 prevede anche la cittadinanza digitale, mentre la recente legge 70 del 2024 ha istituito la figura del referente per il bullismo e il cyberbullismo.
La guida pratica di Save The Children propone alcune idee anche per gli insegnanti: come la realizzazione di una caccia al tesoro digitale, che i bambini dai 5 agli 8 anni possono realizzare insieme ai genitori, oppure, dai 9 agli 11 anni, la creazione di un podcast in classe, e infine, dai 12 ai 14 anni, l’utilizzo della rete come strumento di partecipazione (come il progetto Connessioni Digitali ha proposto in questi anni percorsi didattici per la promozione delle competenze digitali anche attraverso la realizzazione di petizioni online. Ad esempio, la petizione dell’Istituto Comprensivo Enzo Drago di Messina “Chiediamo cure e ticket gratuiti per la depressione adolescenziale” o “Diamo nome alla memoria: intitoliamo i beni confiscati alle vittime della mafia” dell’Istituto Comprensivo Don Milani-Dorso di San Giorgio a Cremano),