La grammatica delle emozioni: l’importanza di riconoscerle e insegnarle a scuola

A volte ci chiediamo se nella vita gli studenti e studentesse si serviranno davvero del teorema di Pitagora o del periodo ipotetico del terzo tipo, e non ne siamo certi. Di certo però proveranno rabbia, gioia, dolore, frustrazione, imbarazzo, ansia ed è bene che sappiano riconoscerle e gestirle. Stiamo parlando di emozioni.
Etimologicamente è ciò che si muove (e-motus) dentro di noi, ci attraversa, fisicamente. Per circa 90 secondi, il tempo necessario al lavoro dell’amigdala (che secerne un neurotrasmettitore per ogni emozione). Però ci sembra che duri molto di più, questo perché intervengono altri stimoli o perché l’autodialogo continua a raccontarci quell’emozione. Eppure raramente riusciamo a percepire le emozioni dentro il nostro il corpo, banalmente a localizzarle. Dove si trova la rabbia che scaturisce dalla percezione di un’ingiustizia e fa fluire il sangue verso gli arti per prepararci al combattimento? E dove invece la tristezza che si scioglie in lacrime per aiutarci a “lasciare andare”? Non siamo abituati a farci caso, a volte non sappiamo neanche nominare un’emozione con certezza: qual è la differenza tra l’ansia e la paura, tra la gioia e la felicità, tra la serenità e la calma?

Se in un minuto proviamo a scrivere tutte le emozioni che ci vengono in mente arriviamo al massimo a una ventina, le prime sono ovviamente quelle del film “Inside out” (gioia, tristezza, paura, rabbia disgusto….), ma sono molte di più, più di cento. Se non ne abbiamo consapevolezza, se non sappiamo nemmeno nominarle con precisione come possiamo insegnarle a riconoscerle ai nostri studenti e studentesse? E invece dovremmo e dovremmo farlo con una certa urgenza, sia per il loro benessere e la loro crescita individuale, sia per impostare relazioni sane e benefiche.

L’empatia, per esempio, che letteralmente è stare nelle emozioni degli altri (en-pathos), sentirle, accoglierle e dunque convivere nell’unico modo sensato con gli altri esseri umani, è qualcosa di innato solo in una piccola parte, mentre per la maggior parte è dovuto all’educazione. Si nasce umani, insomma, ma restare umani è questione di esempi, di relazioni e di educazione. Cioè è affar nostro. 

Chi è empatico non prende di mira il compagno o la compagna più fragile, non stigmatizza chi ha preferenze sessuali diverse dalle proprie o una cultura differente, non accoltella la fidanzata perché non accetta di essere stato lasciato. L’empatia è un buon antidoto contro bullismo, omofobia, razzismo, maschilismo e altre malattie che intaccano la nostra società e la nostra umanità.

Coltivare un clima emotivo positivo in classe

Ma come educare alle emozioni in classe? Un primo passo importante è costruire uno spazio sicuro e accogliente in cui ciascuno possa sentirsi ascoltato, riconosciuto, accolto.
Ad esempio si può iniziare la giornata scolastica dando valore a ciò che gli studenti provano, anche solo per pochi minuti. Un semplice “come vi sentite oggi?” può diventare una potente abitudine educativa, soprattutto se accompagnato da strumenti visivi come la ruota delle emozioni o il “meteo emotivo” da appendere in aula.

Un’altra via privilegiata è l’utilizzo della letteratura, del cinema e dell’arte: ogni racconto, ogni personaggio diventa un’occasione per riflettere su ciò che si prova, su come si affrontano situazioni difficili o felici, su come si gestisce il conflitto o si supera una perdita. L’insegnante può, ad esempio, porre domande come: “Cosa ha provato quel personaggio? E tu, al suo posto, come ti saresti sentito?”. Anche l’insegnante ha un ruolo chiave: non solo guida, ma anche esempio. Quando condivide le proprie emozioni dimostra che si possono nominare e affrontare in modo costruttivo.

Il cuore dell’educazione emotiva comincia a casa

L’educazione emotiva comincia, e si gioca quotidianamente, dentro le mura di casa. Ogni momento di relazione familiare è un’opportunità per educare alla consapevolezza emotiva.
Il punto di partenza è l’ascolto, che deve essere profondo, sincero e privo di giudizio. Frasi come “non è niente” o “non devi piangere” tendono a minimizzare ciò che il bambino o il ragazzo prova, facendo sentire inadeguato il suo vissuto. È invece fondamentale riconoscere e legittimare ogni emozione, anche quando ci sembra sproporzionata. È utile aiutare a dare un nome a ciò che sentono. Può essere molto utile creare piccole routine emotive quotidiane: un momento serale, per esempio, in cui ogni membro della famiglia racconta ciò che l’ha fatto arrabbiare e ciò che gli ha regalato un sorriso durante la giornata. Sono piccoli riti che educano alla riflessione, al dialogo e alla connessione.

Il potere delle emozioni, secondo la scienza

Numerosi studi scientifici confermano che le competenze emotive sono fondamentali per lo sviluppo personale e sociale, a volte più decisive del solo quoziente intellettivo.
Daniel Goleman, nel suo celebre Intelligenza emotiva, ha evidenziato come la capacità di riconoscere e gestire le emozioni influisca direttamente sul benessere individuale, sulle relazioni e sul successo lavorativo. Ricerche longitudinali come quelle di Durlak e colleghi (2011) hanno dimostrato che i programmi scolastici che integrano l’educazione socio-emotiva portano a miglioramenti significativi nel rendimento scolastico, nella riduzione dei comportamenti problematici e nell’aumento dell’autostima degli studenti.
Le cosiddette soft skills — tra cui empatia, lavoro di squadra, gestione delle emozioni — sono competenze chiave per il futuro e andrebbero coltivate fin dalla scuola primaria.

Esempi dal mondo: la rivoluzione gentile nelle scuole

In diversi paesi del mondo, l’educazione emotiva sta diventando parte integrante della proposta scolastica. In Finlandia, ad esempio, molte scuole dedicano quotidianamente momenti alla riflessione emotiva, anche con il supporto di strumenti digitali come MoodMeter, il diagramma delle emozioni, che aiuta bambini e ragazzi a riconoscere e monitorare il proprio stato emotivo.
In Spagna, alcune regioni — tra cui la Catalogna — hanno introdotto l’educación emocional nel curriculum scolastico, con ore settimanali dedicate. In Argentina – e non solo – lo psicologo Lucas Malaisi, presidente della Fundación Educación Emocional, ha contribuito a diffondere l’educazione emotiva nelle scuole. In Italia la legge 2782/2022 promuove la sperimentazione dell’educazione all’intelligenza emotiva. A livello globale, l’UNESCO ha ribadito più volte l’importanza delle life skills, inserendo il benessere emotivo tra gli obiettivi fondamentali dell’educazione di qualità per il XXI secolo.
Inserire le competenze sociali ed emotive nei programmi scolastici è uno dei 5 pilastri per promuovere la salute mentale a scuola, indicati dall’ONU.
Negli ultimi anni, anche sul piano normativo e istituzionale, questo tema ha cominciato a ricevere più attenzione. Investire nelle competenze emotive oggi significa costruire una società più empatica e capace di affrontare le sfide del domani.

ARTICOLO DI
CONDIVIDI
DI COSA STIAMO PARLANDO
ISBN: -
WEB INDEX: -
ARTICOLI CORRELATI
Tinkering è l'Arte di Pensare con le Mani, un modo di fare scuola che apre nuove possibilità. L'idea di fondo è semplice quanto rivoluzionaria: la conoscenza non si trasmette, si costruisce. E si costruisce meglio quando le mani sono impegnate a creare un oggetto reale. Dalle sfide più fisiche, come la costruzione di una Mano Robotica in cartoncino, a quelle più digitali, con l'informatica, l'obiettivo rimane lo stesso: passare da consumatori passivi di tecnologia a "artigiani digitali".
L'accoltellamento a scuola di "Aba" Youssef riapre il tema della sicurezza, ma ridurre la risposta ai soli metal detector significa non affrontare le cause profonde. La vera prevenzione passa da educazione affettiva, accesso alla bellezza e politiche capaci di rigenerare legami invece di limitarsi a punire.
Al via il progetto triennale guidato da Casco Learning e sostenuto da Fondazione Cariparma. Una rete di oltre 50 partner tra scuole, università, imprese ed enti pubblici per potenziare l'educazione, come bene comune, unendo innovazione e inclusione.