- Difendere salvare e curare i rifugiati e i migranti
- Assemblea enti locali per la pace e i diritti umani
- Il meeting delle scuole di pace
- Tornando in piazza… la voce di Francesca Albanese
La giornata prende avvio anche oggi, per me, dalla sala dei Notari.
Su Perugia risplende un sole caldo che accompagna i partecipanti alla terza giornata dell’Assemblea dell’Onu dei Popoli
Francesco Cavalli introduce la quarta sessione dell’assemblea che ha per titolo Difendere salvare e curare i rifugiati e i migranti
SI parla, dice Francesco, di migranti e migrazioni da tre diverse angolature:
- Uno sguardo sul dovere di accogliere e curare a partire dal diritto internazionale
- Il soccorso in mare con esperienze di associazioni che fanno soccorso in mare
- Il soccorso lungo le frontiere sia europee che in Africa e in Sud America
Inizia Don Marco Pagniello, direttore nazionale Caritas Italiana, che fornisce il quadro generale entro cui si è poi mosso l’incontro.
In apertura don Marco ricorda che oggi si celebra anche la festa liturgica di san Papa Giovanni XXIII che nella Pacem in Terris fissava i 4 pilastri necessari per costruire pace: verità, giustizia, libertà solidarietà.
Dobbiamo allora partire da alcune scomode verità:
- associare mobilità umana al tema della sicurezza è un inganno. Una certa politica, una certa stampa e una certa narrazione stanno stabilmente lavorare per collegare il più possibile migrazione e sicurezza.
- ciò che va messo al centro è la persona: l’inclusione sociale dei poveri e la loro dignità deve essere il punto di partenza per costruire un mondo nuovo e diverso e solidale
- associare migrazione a mero sviluppo economico e quindi piegare la dignità umana alla pura dimensione economica è un errore che mina il concetto stesso di solidarietà
- esiste il diritto a partire ma c’è anche un diritto a restare nella propria terra. Le migrazioni climatiche espellono persone che avrebbero diritto a restare e vorrebbero restare.
Dobbiamo, conclude il direttore di Caritas Italiana, tener conto di quanto ha detto recentemente Papa Leone XIV: siamo passati dalla globalizzazione dell’indifferenza alla globalizzazione dell’impotenza. Ed è a questa impotenza che dobbiamo ribellarsi
A partire dal diritto internazionale
Luca Masera, ordinario di diritto penale a Brescia, ha preso avvio precisando la differenza tra diritti e leggi. I diritti non sono legge ma sono diritti fondamentali, il lascito più importante del dopo guerra a cui poi le leggi si richiamano. Oggi i diritti sono sotto attacco. Ma il diritto sta resistendo.
E porta un esempio lampante: la legge Piantedosi nega i diritti / doveri di soccorso in mare ma i tribunali sino ad adesso hanno rigettato tutti i sequestri e tutte le sanzioni contro le navi che soccorrono migranti in mare. Eppure, il potere politico continua a chiedere sanzioni o a effettuare sequestri ma poi i giudici applicano il diritto e tolgono sanzioni e i sequestri.
Oggi il diritto è sotto attacco ma la legislazione resiste e resiste nei tribunali.
Siamo di fronte ad uno scontro di civiltà: da un lato tra civiltà fondata sui diritti e dall’altro i paesi che di questi di diritti non vogliono saperne. Da qui l’attacco alla magistratura
Da qui anche, allora l’importanza di essere a fisicamente nei luoghi in cui questo scontro di civiltà avviene concretamente. Per metterci il proprio corpo: in piazza come nel Mediterraneo con le navi dei soccorsi. Perché la civiltà dei diritti è comunque fragile e chiede che dietro ci sia un popolo che fa sentire che la propria adesione.
Il dovere di soccorrere: save is not e crime
Il seminario è continuato con la presentazione di esperienze concrete e con le testimoniane di Luciano Scalettari (presidente ResQ), Saverio Tomasi (Sheep italia e progetto TOM: tutti gli occhi sul Mediterraneo), Valentina Brinis (OpenArms) e Rossella Miccio (presidente Emergency).
Il soccorso in mare non è solo un gesto di umanità, ma un dovere sancito dalle leggi internazionali. “Non c’è un essere umano che meriti più di un altro”.
Rossella Miccio, presidente di Emergency, ha denunciato la progressiva erosione dei valori fondanti della convivenza civile: “Negli ultimi anni sono state minate le basi del mondo costruito dopo le due guerre mondiali”. Oggi, ha osservato, è sempre più difficile avere agency, ossia la possibilità di agire efficacemente dove serve, a causa di vincoli burocratici e scelte politiche miopi. Con dodici milioni di sfollati dimenticati, l’umanità sembra aver smarrito il senso di appartenenza a un destino comune: guerre, profughi e diritti violati sembrano dividersi in serie A e serie B.
Negare il diritto alla vita e alla libertà, come sancito dall’articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, significa negare la pace stessa.
Valentina Brinis di Open Arms ha ricordato le difficoltà operative delle navi umanitarie: nonostante ostacoli e criminalizzazioni, in dieci anni la flotta civile ha salvato oltre 300.000 persone. E nel Mediterraneo i morti noti sono almeno 30mila. Eppure, l’Italia continua a rinnovare automaticamente l’accordo con la Libia, contribuendo a rendere il Mediterraneo una delle frontiere più pericolose del pianeta.
Nel secondo panel, dedicato al soccorso e alle frontiere di terra, gli interventi hanno spostato lo sguardo sull’Africa subsahariana e sulle guerre civili che costringono milioni di persone a fuggire. Il caso del Sud Sudan, dove migliaia di rifugiati si spostano verso il Ciad, è emblematico: “Bisogna difendere il diritto di restare nel proprio Paese” hanno sostenuto è stato detto.
Nessuno sceglie davvero di partire; quasi tutti i rifugiati sognano di tornare.
La politica deve rimettere la persona al centro delle decisioni, non i confini. Anche alle frontiere alpine, ha testimoniato Piero Carzi, transitano centinaia di persone – molte donne sole e minori non accompagnati – con storie di violenza e abusi nei centri libici.
Andrea Costa, fondatore di Baobab Experience, ha denunciato la demonizzazione dei migranti, invitando a un cambio di paradigma: “Se vogliamo aiutarli a casa loro, dobbiamo smettere di vendere armi e sostenere dittature”. Oggi oltre 100 milioni di persone sono costrette a fuggire da guerre, disastri ambientali e povertà. Eppure, ha concluso, cresce l’impegno dei giovani, sempre più consapevoli dell’importanza di ascoltare, comprendere e dare voce a chi non ne ha.
Assemblea degli enti locali per la pace e i diritti umani.
Mi sposto dalla sala dei Notari e percorrendo alcune centinaia di metri arrivo alla sede della Provincia dove si tiene l’incontro del coordinamento degli enti locali per la pace e i diritti umani.
Il coordinamento è nato il 9 e 10 ottobre 1986 e il prossimo anno celebra 40 anni di attività.
Nella sala del Consiglio della Provincia di Perugia amministratori, sindaci ed assessori di molte città e comuni italiani, si sono riuniti per decidere i passi futuri delle città per la pace e cantieri di pace.
Intervenendo Flavio Lotti ha ricordato che alla PerugiAssisi partecipano 285 amministrazioni locali e che gli obiettivi del coordinamento, per i prossimi mesi sono sostanzialmente tre:
- rafforzare ed estendere la rete degli enti locali per la pace e i diritti umani
- rafforzare ed estendere la rete degli amministratori, e quindi delle concrete persone che operano nei locali per la pace
- creare la rete dei giovani amministratori degli enti locali per la pace
Le azioni concrete da qui a ottobre 2026, quando saranno celebrati a Perugia il 40 anni dalla nascita del coordinamento, sono le seguenti:
- dare avvio al giro d’Italia per la pace, portando in tutta Italia la lampada di San Francesco creata in occasione dell’incontro dele religioni per la pace e consegnata dall’allora Custode della Basilica di Assisi, oggi Cardinale Mauro Gambetti, al movimento della PerugiAssisi e al coordinamento enti locali
- realizzare in ogni città un cantiere di pace e in ogni città una scuola di pace. La pace di fa, concretamente, in ogni paese e in ogni scuola
- tornare, come enti locali e sui passi di La Pira, a Gerusalemme e Gaza.
E durante i lavori è intervenuto il Sindaco di Betlemme che Israele non voleva far partire e che ha bloccato per moltissime ore all’aeroporto di Tel Aviv.
De resto le stesse ambasciate italiane hanno concesso con moltissima fatica i visti agli ospiti internazionali che chiedevano di venire, da invitati, all’Onu dei Popoli.
Una scelta che certo non fa onore al nostro ministero degli esteri.
A margine, sempre nelle sale del palazzo della provincia, si è tenuta la conferenza stampa per la presentazione della Marcia.
Ed è qui che è intervenuto Beppe Giulietti di Articolo 21 per chiedere con forza che sia al più presto riaperti i valichi di Gaza per permettere ai giornalisti internazionali di entrare a Gaza dove non la loro presenza è stata vietate in questi 2 anni perché Israele ha negato ogni permesso di ingresso ben consapevole che la loro entrata avrebbe illuminato ancora di più la terribile realtà del genocidio. In secondo luogo, Giulietti ha chiesto che siano consegnate ai giornalisti palestinesi che operano a Gaza le risorse che i giornalisti italiani hanno raccolto così che sia possibile sostituire tutte le tecnologie andate distrutte in questi due anni
“Sbellichiamoci!” – Le Scuole di Pace unite a Perugia per costruire il futuro
Ho lasciato l’assemblea degli enti locali per andare all’Auditorium San Francesco dove alle 14.00 ha avuto inizio il meeting delle scuole di pace che mi ha visto direttamente impegnato nella gestione del meeting.
Così, per raccontare il meeting, lascio la parola a Mara Fornari.
Più di 700 studenti e studentesse, provenienti da 20 scuole di pace di tutta Italia – da Milano a Catania – si sono ritrovati all’Auditorium di San Francesco al Prato di Perugia per il Meeting Nazionale delle Scuole di Pace, vigilia della storica Marcia della Pace PerugiAssisi.
Un’onda colorata di ragazzi, insegnanti e testimoni, riuniti per condividere esperienze, idee e speranze di fronte a un mondo che continua a vivere nel rumore delle armi. L’atmosfera, “rumorosamente accogliente”, è quella di chi crede che la pace non sia un sogno, ma un impegno quotidiano.
La pace va costruita insieme
A dare il via ai lavori è stato Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della Pace: “Oggi dobbiamo parlare chiaro. Vi chiedo: la guerra è bella o brutta? La guerra è mostruosa. Noi siamo qui per dire no alla guerra e a tutti quelli che la stanno preparando. Siamo qui perché vogliamo lavorare per la pace, per impedire la guerra.” Accanto a lui, le parole di Gianni Rodari: “L’arcobaleno lo vogliamo vedere prima della tempesta, non dopo.”. Lo slogan scelto per il cammino è un invito ironico e profondo allo stesso tempo: Sbellichiamoci! Togliamoci la guerra dalla testa, irridiamola.
Musica, arte e cura: esercizi di pace
Sul palco si sono alternati momenti artistici e riflessioni. L’Orchestra della Pace Aldo Capitini dell’’I.C. Umbertide – Pietralunga – Montone (PG), insieme al coro dell’I.C. Locate di Triulzi (MI), ha aperto con una dichiarazione d’intenti: “La vita è un diritto per tutti, nessuno escluso. I conflitti non risolvono i problemi del mondo. Ognuno, nel suo piccolo, può compiere atti di pace.” L’I.C. D’Aosta di Ottaviano (NA) ha emozionato la platea con Heal the World, mentre, simbolicamente, uno studente per ogni scuola si è prestato a lavorare con Josè Carlos Araoz, artista dell’Associazione “Fiorivano le viole” per restaurare e ridipingere le lettere della grande scritta “Pace”. Un gesto concreto di cura collettiva.
Randa Harb, responsabile delle scuole di Pace e Fabiani Cruciani coordinatrice della rete delle scuole di pace hanno rivolto il loro saluto alle scuole presenti
Le scuole si sono alternate, sotto la guida di Aluisi Tosolini, coordinatore della rete delle scuole di Pace e animatore del meeting, nel portare i propri messaggi, presentare i propri canti, le proprie riflessioni e i propri prodotti di pace.
L’I.C. “Riccardo Massa” di Milano ha portato sul palco migliaia di coloratissimi origami per la pace realizzati da nove classi della scuola, piccoli simboli di armonia e pazienza.
E Tosolini ha inviato poi tutti i partecipanti a raccogliere e portare con sé, lungo la marcia, questo segno di pace.
Il Liceo Scientifico Bottoni, sempre da Milano, ha portato un artefatto ispirato alla Global Sumud Flotilla, una barca costruita come simbolo di resistenza e speranza, e messaggi di Vittorio Arrigoni che invitata a restare umani.
Il comprensivo Madonna Assunta di Pozzuoli – Napoli, una scuola che sorge sul mare, ha ricordato come proprio il mare – luogo di incontro e di connessione – debba diventare simbolo di pace.
E un bambino, tra i più piccoli partecipanti, ha chiesto: “Che cos’è la pace?” E si è risposto da solo: “Per me è la giustizia”.
Yara Abushab
Al meeting ha portato la sua testimonianza anche Yara Abushab, 24 anni, studentessa di medicina che dal 2023 vive in Italia perché nell’ottobre 2023 aveva vinto un tirocinio in chirurgia a Pescara ma poi è c’è stato il massacro del 7 ottobre ed è rimasta bloccata in Italia.
Alla sua giovanissima età ha già vissuto dentro 5 guerre. Ultima questa che ha distrutto Gaza e provocato oltre 67mila morti tra gli abitanti della striscia. Tra cui 32 persone della sua famiglia, morte sotto i bombardamenti. Tra queste sua zia con quattro bambini di meno di 10 anni. Tutti con la bandiera bianca in mano. Ma il bianco non ha fermato le pallottole.
Non ci sarà pace finché ci sarà occupazione, conclude Yara Abushabi. Occhi tenerissimi e tutta la vitalità di una giovane ragazza che ha deciso di studiare medicina quando da piccola ha visto i medici soccorrere palestinesi inseguiti tra le strade dalle pallottole.
Inno alla gioia
Da Gorizia il Comprensivo 1 ha portato un messaggio simbolico e potente. Per la celebrazione di Gorizia e Nova Gorica Capitale Europea della Cultura 2025, gli studenti hanno raccontato la loro visione di un territorio “senza confini”, multiculturale e accogliente. Il loro sogno “di un futuro in cui i diritti umani valgano per tutti e in cui ogni bambino possa crescere serenamente” si è intrecciato con l’Inno alla gioia, l’inno dell’Unione Europea, eseguito in italiano, tedesco e sloveno: un ponte di fratellanza universale.
Tra le testimonianze forti, quella di Nicholas Marzolino, rappresentante dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra. Non vedente, accompagnato dal cane Bubi, ha raccontato l’incidente che, a soli 12 anni, gli ha cambiato la vita: una bomba a mano della Seconda guerra mondiale, trovata per caso in un campo della Val di Susa. “Ancora oggi – ha detto – la popolazione civile continua a essere massacrata dalle bombe. Le guerre non finiscono con i trattati. Ogni anno nel mondo ci sono decine di migliaia di vittime civili. La pace è come un puzzle: può essere distrutta in un attimo, ma per costruirla serve tanta, tanta pazienza. La pace è scelta. È coerenza”.
I ragazzi del Liceo Concetto Marchesi di Mascalucia (CT) hanno letto le parole scritte da Concetto Marchesi, scritte nel 1945 ma ancora attualissime: “In questo mondo dilaniato dalla guerra c’è oggi più che mai una trepida attesa della vita che sorgerà da un odio così smisurato e implacabile.”
Due studentesse dell’IS Cariati di Cariati (CS) hanno portato la loro riflessione sulla “pace come ponte tra l’io e il noi”.
Prendersi cura del mondo
Il meeting ha visto l’intervento della cantautrice Erica Boschiero che un decennio fa ha scritto con le scuole del Friuli-Venezia Giulia l’inno delle scuole di pace: “Bellomondo”. Un impegno a farsi parte attiva e a prendersi cura del mondo da parte degli studenti.
E ciò è possibile, anche con gli esercizi di pace, un elenco di 15 esercizi che ogni studente, classe e scuola può realizzare quotidianamente per dare passi, mani e volti alla pace.
Gli stessi volti e gesti di pace che nella coreografia di pace messa in scena dai ragazzi dell’Istituto Superiore Pira di Siniscola (NU) che ha chiuso il meeting con colori della pace che volteggiavano tra le mani, i volti e i corpi degli studenti e delle studentesse.
Il Meeting si è concluso con un senso di gratitudine e di responsabilità condivisa. I ragazzi e le ragazze hanno ricordato che sbellicarsi è possibile, uscire dalla logica della guerra è possibile, ma solo se si smette di coltivarla ogni giorno.
Domani, nella Marcia della Pace, porteranno con sé i colori, i sogni e le parole di un’Italia che crede ancora nel valore dell’ascolto, della cura e della speranza. Perché – come hanno gridato insieme – “La guerra è mostruosa, ma la pace siamo noi.”
Tornando in piazza… la voce di Francesca Albanese
A conclusione del meeting siamo tornati verso il centro, dove, alle 18.00, era prevista la conclusione pubblica dell’Onu dei Popoli.
Non siamo riusciti a entrare nella sale dei Notari, gremita di persone.
Seduto sulle scale del palazzo ho così potuto seguire – grazie all’amplificazione esterna – gli ultimi interventi dei rappresentanti dei popoli dell’Onu convenuti a Perugia
E da ultimo ha preso la parola Francesca Albanese, che chiuderà anche la marcia, domani 12 ottobre, alla Rocca Maggiore di Assisi.
Così, questi tre giorni sono iniziati con la voce di Francesca che mi ha accompagnato sugli Appennini e lungo la valle del Tevere e si chiudono oggi dentro la festosa piazza centrale di Perugia con le sue parole in inglese. Stessa forza e stessa radicalità.
La notte scende su Perugia. Più fresca e attraversata da un vento più freddo.
E domani la marcia. Cui parteciperanno migliaia e migliaia di persone.
Assieme, per dire pace.
