Puro arcobaleno di colori, oggi. Arcobaleno dei colori della pace che lungo a marcia si sono mischiati, sono divenuti canto, sorriso, allegria, compagnia, dolente compassione e impegno per la pace.
Un diario di colori e di voci.
Che inizia all’alba da Assisi alta da dove sono sceso dopo aver parcheggiato logisticamente l’auto.
Assisi silente, con la Cattedrale di San Ruffino ancora chiusa. Il palazzo del comune addobbato con una gigantografia dell’Avis dove il rosso del sangue unisce due braccia e due bandiere, a bandiera palestinese e la bandiera israeliana.
Solo che qui non c’è sangue donato ma solo sangue versato.
Un monito.

E di fronte il braciere con il fuoco della pace. E la gigantografia della frase di don Tonino Bello sul potere dei segni. L’unico potere che abbiamo.
Osservo questa scritta e ripenso a don Tonino, alla sua capacità profetica di cantare le parole creando poesia che si faceva preghiera e impegno neo stesso tempo.
Entro nella chiesa, sono da poco passate le sette, e scopro che a presiedere la liturgia è Fra Marco Moroni, il Custode del Sacro Convento di San Francesco ad Assisi dal novembre 2020. Sorrido. CI conosciamo da tantissimi anni. Vado in sacrestia a salutarlo prima di riprendere il cammino verso Santa Maria degli Angeli.
Perché oggi la mia è un po’ una marcia al contrario.
A me, a Giulia e ad alcuni giovani di Pace è stato assegnato il compito di gestire il palco a Santa Maria.
Animando il passaggio della marcia, coordinando le scuole che vengono, salgono, lanciano messaggi, cantano, danzano, espongono striscioni bellissimi e commoventi.
Bambini di pochissimi anni che mettono in comune la commozione di parlare dal palco. Insegnanti e sindaci e presidi a raccontare di territori dove la comunità educante funziona davvero e costruisce pace dal basso.
Passano tantissime persone. Entrano nella strada a fianco della Basilica e respirano prima di affrontare l’ultimo tratto. La salita verso Assisi e la Rocca.
Salita durissima.
Come durissimo è costruire la pace ogni giorno.
Faticoso e bellissimo, come testimonia la corriera di 50 persone che sono scese a Perugia da Neviano degli Arduini assieme a Roberta e alcuni studenti del Comprensivo, don Filippo parroco, a sindaca Raffaella, Manuel consigliere comunale, e le rappresentanze delle associazioni de territorio.
E in rappresentanza, anche, della diocesi di Parma. Un esempio di come si costruiscono reti sul territorio. Di come si lavorare assieme per costruire la pace.

E subito dopo il saluto della rete delle scuole di pace di Parma.
E in mezzo decine e decine si storie, vite, sorrisi, canti, cartelloni a dire che la scuola, le scuole, i ragazzi e le ragazze, i docenti e le docenti, i dirigenti e le dirigenti sono a spina dorsale di un paese che ancora vuole credere nella possibilità ci dare un futuro alla pace.
E quindi alla nostra società
Alle due, quando passiamo il palco ai ragazzi che inondano di musica la piazza, ci sono ancora moltissime persone che salgono verso Assisi.
A questo punto mi incammino anche io con loro. Mi metto nel fiume che sale verso la città di Francesco.
Sono stanco.
Stanchissimo.
E felice, felicissimo di questa mia doppia marcia al servizio della PerugiAssisi e delle scuole di pace.
Non voglio, non sarebbe giusto, riassumere le molte parole sentite.
Consegno a questo diario i colori della festa che la pace sa creare. La pluralità si storie che si sono messe in cammino. La pace sono questi volti, questi occhi, questi colori.
Grazie per avermi seguito in questi quattro giorni.
Spero che chi mi ha letto abbia potuto almeno in parte gustare ed immedesimarsi della storia di pace che abbiamo costruito.











































