Einaudi, Torino 2025
Una istantanea del presente scattata dallo scriba azteco Giuliano Da Empoli. Politici spregiudicati alleati con i signori neofeudali della tecnologia e i conquistadores del digitale hanno spazzato via il mondo multilaterale, il diritto internazionale e l’etica. Conta solo la forza, l’astuzia, la crudeltà. E’ il tempo dei borgiani.
Una recensione di Aluisi Tosolini
Giuliano Da Empoli (1973) è stato un enfant prodige della politica italiana. Figlio e nipote di noti economisti, nato in Francia ma cittadino sia italiano che svizzero, è stato – in Italia – consigliere/presidente di moltissime istituzioni pubbliche, consulente politico di diversi ministeri oltre che assessore a Firenze nella giunta Renzi e poi fondatore del centro di ricerca Volta.
Da anni vive e lavora a Parigi dove insegna Politica Comparata all’Institut d’études politiques de Paris (Sciences-Po).
Sin dal suo primo libro del 1996 (Un grande futuro dietro di noi. I giovani e la crisi italiana, Venezia, Marsilio) si è caratterizzato per la capacità di cogliere lo spirito del tempo tratteggiandolo con estrema lucidità.
Ad esempio, nel 2019, sempre per Marsilio, ha pubblicato il volume Gli ingegneri del caos. Teoria e tecnica dell’Internazionale populista, un’interpretazione brillante dell’ascesa globale dei nazional-populisti che sovverte tutti i principi, trasformando i difetti dei leader in qualità, la loro incompetenza in una prova di autenticità, le tensioni che creano a livello internazionale in dimostrazioni di indipendenza e le fake news che ne punteggiano i discorsi in manifestazioni della loro libertà di spirito.
Sulla scia di quel volume si colloca anche il suo primo romanzo (in realtà è un saggio/ritratto storico) pubblicato nel 2022 e intitolato Le Mage du Kremlin (Il mago del Cremlino) che costituisce una stupefacente ricostruzione dell’ascesa al potere e della modalità di gestione del potere da parte di Putin. Un testo pubblicato il 14 aprile 2022 e quindi scritto prima dell’invasione dell’Ucraina.
L’ora dei predatori – Il nuovo potere mondiale visto da vicino
Tradotto in Italia da Einaudi L’ora dei predatori è uscito nelle librerie italiane a settembre 2025. Un libro piccolo, breve, intenso, che si legge in poche ore senza riuscire a staccarsi dalle pagine. Sicuramente, per quanto mi riguarda, uno dei libri dell’anno.
E chi sono i predatori?
Sono i politici spregiudicati ma anche i grandi padroni delle tecnologie. Hanno spazzato via la vecchia classe dirigente alla velocità della luce. Con mosse audaci e repentine hanno disorientato le élite tradizionali, un tempo forti di regole e istituzioni, che ora si ritrovano disorientate, incapaci di resistere.
Sono i predatori. Che basano il potere sulla spettacolarizzazione, sull’uso spregiudicato delle informazioni e sulla capacità di generare shock continui muovendosi a perfetto agio nel caos.
Lo scriba atzeco
Giuliano da Empoli ritrae i predatori mettendosi dal punto di vista di uno scriba atzeco che assiste al resistibile sbarco di Cortés:
“Quando le prime notizie dello sbarco di Hernán Cortés raggiunsero la capitale dell’impero azteco, Montezuma II convocò subito i suoi piú prossimi consiglieri. Che attitudine bisognava adottare nei confronti di questi inattesi visitatori, arrivati da chissà dove a bordo di curiose città galleggianti? (….) Stretto tra … opposti pareri, l’imperatore fece ciò che, da sempre, i politici fanno in situazioni del genere: decise di non decidere. Inviò agli stranieri una delegazione carica di doni, per impressionarli con la munificenza del suo regno, ma gli vietò di dirigersi verso la capitale. Il risultato fu quello che, da sempre, questo genere di esitazioni tende a produrre: avendo voluto evitare la guerra a costo del disonore, Montezuma ottenne sia il disonore sia la guerra.”
Ma perché il confronto con l’impero Azteco? Presto detto: “nel corso degli ultimi tre decenni, i responsabili politici delle democrazie occidentali si sono comportati, nei confronti dei conquistadores del digitale, esattamente come gli aztechi del XVI secolo”. Siamo al violento tramonto di un mondo e alla nascita di un nuovo potere che di questo vecchio mondo – nel quale ci siamo crogiolati per 80 anni – ha fatto scempio.
I Borgiani
Se Giuliano da Empoli si mette dal punto di vista dello scriba azteco non per questo dimentica il vero padre dei nuovi predatori. E qui Da Empoli introduce la figura dei borgiani, ovvero di Cesare Borgia che Niccolò Macchiavelli, ne Il principe (si veda in particolare il capitolo VII), descrive come il vero archetipo del signore che acquisisce il potere non per via ereditaria, ma attraverso la “virtù” e la “fortuna”, usando un mix di astuzia, crudeltà e forza.
Scrive Da Empoli:
“Machiavelli farà di Cesare Borgia il modello del suo Principe: non il sovrano ideale, ma il reale animale di potere, metà volpe e metà leone, capace di usare l’astuzia per blandire gli uomini e la forza per sottometterli. Cinque secoli dopo, MbS è la sua reincarnazione. Come Cesare Borgia (…)
MbS è Mohammed bin Salman, Principe Ereditario e Primo Ministro dell’Arabia Saudita, che per prendere il potere assoluto invitò e poi chiuse al Ritz Carlton oltre 300 principi e potenti sauditi. E per tre mesi “nei saloni del Ritz Carlton, abituati al tintinnio di calici dei Bellini analcolici, sono echeggiate le suppliche, i gemiti e le urla soffocate di principi e miliardari sottoposti alle dure tecniche di interrogatorio dei veterani della guerra in Iraq. Ciascuno si è visto presentare prove, piú o meno fondate, degli atti di corruzione di cui era accusato e tutti sono stati esortati, con le buone o con le cattive, ad accettare le condizioni di MbS per trarsi d’impaccio”.
Lo stesso fece, solo con minor agio e gentilezza, Cesare Borgia il 31 dicembre 1502 a Senigallia dove, dopo il banchetto di riconciliazione, fece trucidare Oliverotto e Vitelli rimandando di soli 15 giorni la stessa fine per i fratelli Orsini (qui il racconto di Macchiavelli)
“Il Principe – scrive Giuliano Empoli – è il manuale dell’usurpatore, dell’avventuriero che parte alla conquista dello Stato. L’apogeo del potere non coincide tanto con l’azione quanto con l’azione avventata, l’unica in grado di produrre lo shock su cui si basa il potere del Principe. ”
A 80 anni dalla fine della seconda guerra mondiale il trionfo dei Borgiani
Seguiamo ancora, con brevi citazioni, il ragionare di Giuliano Da Empoli.
“Se in Occidente la prima metà del XX secolo aveva insegnato ai politici le virtú della moderazione, la scomparsa dell’ultima generazione uscita dalla guerra ha permesso il ritorno di demiurghi che reinventano la realtà e pretendono di plasmarla secondo i loro desideri.
L’ora dei predatori, in sostanza, non è che un ritorno alla normalità. L’anomalia è stata piuttosto il breve periodo in cui abbiamo pensato di poter arginare la cruenta ricerca del potere con un sistema di regole.
In questo nuovo mondo, i Borgiani hanno un vantaggio decisivo perché sono abituati a operare in un mondo senza limiti. Non si accontentano di resistere alle avversità, ma traggono forza dall’inatteso, dall’instabile e dal bellicoso.
Oggi le nostre democrazie sembrano solide. Ma non c’è dubbio che il peggio debba ancora venire. Il nuovo presidente americano si è messo alla testa di un variopinto corteo di autocrati disinibiti, di conquistadores tecnologici, di reazionari e di complottisti impazienti di costruire un mondo nuovo. Un’era di violenza illimitata si profila all’orizzonte e, come ai tempi di Leonardo, i difensori della libertà sembrano particolarmente impreparati al compito che li attende.
Quel che conta è il risultato. Come ha ben detto Javier Milei: «Qual è la differenza tra un pazzo e un genio? Il successo!» Questo è il credo dei Borgiani condiviso oggi dalla maggioranza di persone che ha smesso di considerare le regole come una garanzia di libertà e ha iniziato a vederle come un gigantesco imbroglio, per non dire un complotto delle élite per opprimere il popolo.”
I conquistadores digitali
Un ruolo cruciale nel ritorno dei Borgiani e dei predatori è rivestito dai padroni del digitale e dalla loro piattaforme.
Il loro modo di agire, di generare caso e conflitti è chiarissimo: “dappertutto, il principio resta sempre lo stesso. Tre semplici operazioni: individuare i temi caldi, le fratture che dividono l’opinione pubblica; spingere, su ciascuno di questi fronti, le posizioni più estreme e farle scontrare tra di loro; proiettare il conflitto sull’insieme del pubblico, in modo da surriscaldare sempre di più l’atmosfera.”
“Gli ingegneri della Silicon Valley hanno smesso da tempo di programmare computer e si sono trasformati in programmatori di comportamenti umani.”
“Eccolo, finalmente, il punto d’arrivo. Sotto la guida dei conquistadores digitali, l’interfaccia a cui abbiamo deciso di affidare il nostro rapporto con il mondo guizza fuori dalle nostre tasche e diventa parte di noi per soddisfare i nostri desideri ancor prima che abbiamo il tempo di formularli.
“I conquistadores del digitale hanno deciso di fare piazza pulita delle vecchie élite politiche. Se riusciranno a raggiungere il loro scopo, il mondo di Lindner e di tutti i suoi simili, i liberali e i socialdemocratici, i conservatori e i progressisti, tutto ciò che siamo abituati a considerare l’asse portante delle nostre democrazie, sarà spazzato via.
Nell’ora dei predatori questo equilibrio è saltato. Le nuove élite tecnologiche, i Musk e gli Zuckerberg, non hanno niente a che spartire con i tecnocrati di Davos. La loro filosofia di vita non si basa sulla gestione competente dell’esistente, ma, al contrario, su una gran voglia di buttare tutto all’aria. L’ordine, la prudenza, il rispetto delle regole sono un anatema per coloro che si sono fatti la mano muovendosi in fretta e rompendo cose, secondo il primo motto di Facebook.
I signori del digitale sono molto più affini ai Borgiani. Come loro, incarnano quasi sempre personaggi eccentrici che hanno dovuto infrangere i codici per farsi strada.”
“Nell’ora dei predatori, i Borgiani al potere offrono i territori che governano a mo’ di laboratori ai conquistadores digitali, permettendo a questi ultimi di dispiegare la propria visione del futuro senza essere vincolati da leggi e diritti d’altri tempi. ”
“Come i Borgiani, l’IA non s’imbarazza di regole né di procedure. Nessuno, nemmeno i suoi ideatori, sa come prende le sue decisioni. L’unica cosa che conta è il risultato – il successo, direbbe Milei –, comunque lo si raggiunga. Non c’è nulla di democratico, né di trasparente nel potere dell’IA. Più che artificiale, l’IA è una forma di Intelligenza Autoritaria, che accentra i dati e li trasforma in potere. Il tutto nella più totale opacità, sotto il controllo di un pugno di imprenditori e di scienziati che cavalcano la tigre sperando di non esserne divorati.”
Una visione catastrofista?
Mentre scrivo il presidente Trump sta tenendo la conferenza stampa (3 gennaio 2026) in cui spiega come ha fatto imprigionare Maduro, dittatore del Venezuela, e di come passerà a controllare il paese (meglio, il petrolio del paese). Tutte le regole del diritto internazionale sono state stracciate. Chi ha la forza comanda nella propria zona di influenza e fa ciò vuole.
I prossimi saranno gli abitanti della Groenlandia?
Lo stesso accade sul versante digitale: nessuna regola è accettata. Ogni pretesa di controllo, di etica, di norma è vista come sfida ai nuovi signori del mondo che non guardano in faccia a nessuno.
Men che meno quanti cercano di accodarsi al vincitore. Faranno la fine degli Orsini di Macchiavelli?
Giuliano Da Empoli, L‘ora dei predatori, Einaudi, Torino 2025 – link