L’era digitale ha portato con sé enormi opportunità in termini di accesso all’informazione e libertà di espressione. Tuttavia, la diffusione incontrollata di contenuti online ha favorito la proliferazione di fake news e discorsi d’odio.
I social network e le piattaforme online hanno rivoluzionato il modo in cui ci informiamo e comunichiamo. Ma proprio questi strumenti, sebbene potenti, sono diventati anche il principale veicolo di disinformazione: notizie false, spesso sensazionalistiche, progettate per manipolare le emozioni e alterare la percezione dei fatti. A contribuire a questa diffusione ci sono algoritmi che, basandosi sul profilo dell’utente, tendono a mostrare contenuti affini alle sue credenze, creando vere e proprie “bolle informative” in cui è facile cadere vittima di bufale o teorie complottiste.
La portata del fenomeno
Secondo un’indagine condotta da Ipsos e UNESCO nel 2023 su 8.000 cittadini di 16 Paesi, l’85% degli intervistati si dichiara preoccupato per l’impatto della disinformazione online, mentre l’87% ritiene che essa abbia già influenzato negativamente la vita politica del proprio Paese. Il sondaggio Eurobarometro del 2025 della Commissione Europea su 26 mila giovani dai 16 ai 30 anni, mostra che il 76% dei giovani ritiene di essere stata esposta recentemente a disinformazione e fake news. Il 70% degli intervistati si dichiara sicuro di saper riconoscere la disinformazione. E in Italia, secondo Eurispes, quasi 7 cittadini su 10 esprimono preoccupazione per le informazioni false diffuse sui social.
L’intelligenza artificiale: rischio o risorsa?
L’intelligenza artificiale gioca un doppio ruolo nel contesto delle fake news. Se da un lato contribuisce a moltiplicare i contenuti falsi – basti pensare ai deepfake o ai testi generati automaticamente per diffondere propaganda – dall’altro offre strumenti sempre più sofisticati per individuare la disinformazione. Secondo il World Economic Forum, l’IA è tra i principali fattori che amplificano la cosiddetta disinformazione, tuttavia può anche contribuire a combattere le informazioni false analizzando modelli, linguaggio e contesto per agevolare la moderazione dei contenuti.
In questo video, Marianna Sarselli di CASCO Learning presenta un esempio deep fake creato con l’intelligenza artificiale, e spiega come fare per difendersi dalle informazioni false, attraverso l’educazione sui rischi e all’uso consapevole della tecnologia.
Come combattere la disinformazione: il ruolo della scuola
I giovani sono coloro che trascorrono più tempo su app e social network, e per questo motivo sono anche i più esposti alle fake news. Trattare il tema della disinformazione in classe è un modo per rendere ragazze e ragazzi più consapevoli e responsabili, con la possibilità di sviluppare il senso critico e diventare esperti di verifica dei fatti.
Uno studio dell’Università Vita-Salute San Raffaele del 2022, condotto su un campione di 5.000 persone, ha evidenziato che bastano tre semplici accorgimenti per ridurre la diffusione di false informazioni scientifiche: verificare la stessa notizia su più fonti, controllare l’attendibilità della fonte originaria, leggere i diversi risultati proposti dai motori di ricerca, senza fermarsi ai primi.
Lo studio, pubblicato su Scientific Reports, dimostra inoltre che la disinformazione si diffonde anche a causa di pigrizia e scarsa motivazione. Offrire incentivi può aumentare l’attenzione e l’accuratezza nella selezione delle fonti. Non basta dunque conoscere le tecniche di verifica: serve stimolare l’interesse e la consapevolezza, specialmente nei più giovani.
Il fact-checking: un’abilità fondamentale
La verifica dei fatti è un pilastro del giornalismo e uno strumento indispensabile per il cittadino informato. Riconoscere una fake news significa saper analizzare chi la diffonde, quali prove la supportano e cosa dicono le altre fonti.
Le notizie false fanno spesso leva sulle emozioni, come paura, indignazione e sorpresa e presentano un forte elemento di novità. Si propagano anche grazie “bias di conferma”, cioè alla tendenza a credere alle notizie che confermano le proprie opinioni.
Esistono numerosi portali di fact-checking affidabili, per smascherare le notizie false, come Butac, Facta News, Attivissimo, il sito del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze).
Educare alla verità: i progetti scolastici
La scuola gioca un ruolo centrale nel contrasto alla disinformazione. Tra le iniziative più interessanti c’è Escape Fake, un progetto europeo rivolto agli studenti delle scuole secondarie. Si tratta di un escape game in realtà aumentata che propone scenari interattivi per educare i ragazzi al riconoscimento delle fake news, alla sicurezza online, al phishing e alla manipolazione degli algoritmi.
Un’altra iniziativa significativa è il Decalogo antibufala promosso dal Ministero dell’Istruzione con la collaborazione di Paolo Attivissimo, giornalista informatico e cacciatore di bufale. Sono 8 i consigli fondamentali per studenti e studentesse per diventare detective antibufala:
- Condividi solo le notizie che hai verificato
- Usa gli strumenti di internet per verificare le notizie
- Chiedi le fonti e le prove
- Chiedi aiuto a una persona esperta
- Ricorda che anche internet e i social network sono manipolabili
- Riconosci i vari tipi e gli stili delle notizie false
- Hai un potere enorme, usalo bene
- Dai il buon esempio: non lamentarti del buio, ma accendi una luce
Altri esempi di progetti contro le fake news, con kit didattici da utilizzare in classe, sono quelli portati avanti all’interno del progetto e-twinning e del Learning Corner dell’Unione Europea, dal titolo “Non abbassare la guardia online: sai riconoscere la manipolazione informativa?”.
Combattere le fake news, un gioco da ragazzi.
Il Liceo Ulivi di Parma ha creato un gioco di carte dal titolo “smonta la fake”
In particolare, la classe 4^D Quadriennale è stata premiata sabato 16 settembre 2023 a Venezia come prima classificata al concorso Fotonica in gioco, organizzato dall’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del CNR, che richiedeva la creazione di un gioco da tavolo originale a tema scientifico. Il progetto, denominato Smonta la Fake, ha preso avvio da un percorso di Educazione civica sul tema delle fake news e delle strategie che si possono mettere in atto per riconoscerle e difendersene.
Sempre sul tema ludico ed educativo, la 3G del Liceo scientifico di Pesaro ha creato PLOT, un gioco da tavolo per smontare le teorie del complotto, che ha vinto il Premio Migliore Impresa Junior Achievement Italia 2022.
Il piano dell’UNESCO, la regolamentazione delle piattaforme e il contributo di ognuno
Già nella ricerca The science of fake news pubblicata su Science nel 2018, si individuavano due strade maestre per ridurre l’impatto delle fake news: la responsabilizzare le persone a riconoscere le fake news, con l’educazione, e i cambiamenti nelle scelte delle piattaforme social.
Recentemente, l’UNESCO ha proposto un piano d’azione articolato in 7 principi fondamentali che le piattaforme social devono seguire per ridurre la disinformazione:
- Garantire il rispetto dei diritti umani in ogni fase del processo decisionale.
- Creare regolatori pubblici indipendenti e ben finanziati.
- Favorire la cooperazione tra regolatori a livello internazionale.
- Rendere la moderazione dei contenuti efficace in tutte le lingue e aree geografiche.
- Riformare gli algoritmi per garantire trasparenza e affidabilità delle informazioni.
- Potenziare l’educazione degli utenti al pensiero critico.
- Rafforzare le misure durante periodi critici come le elezioni o le crisi internazionali.
Lo scorso 7 gennaio 2025, però, Meta, ha annunciato che negli U.S.A. i contenuti presenti su facebook e instagram non saranno più sottoposti al fact checking. Ovvero, non sarà più attivo il programma di verifica per limitare le fake news, che era affidato a organizzazioni indipendenti, ed era stato introdotto nel 2016. Al suo posto verranno utilizzate le community notes, come sulla piattaforma X, ex twitter, di Elon Musk.
Al momento il fact checking è stato sospeso negli U.S.A., mentre ancora non è stato annunciato se cambierà nel resto del mondo. In Italia fanno parte del programma “third party fact checking” Facta e Open, il giornale fondato da Enrico Mentana.
Serve questo tipo di fact checking? una ricerca del 2019 su 20.000 persone segnalava che l’impatto era positivo, ma su temi divisivi i risultati non erano quelli sperati. Cosa fare quindi? Il Fact checking dovrebbe essere compito di tutti. Per contrastare le fake news servono strumenti, consapevolezza e soprattutto educazione, a partire dalle giovani generazioni e dalla scuola.